sabato, 04 novembre 2006

E anche il quinto ballo di Halloween della mia vita è passato. Sempre senza accompagnatore, ma questa volta con qualche amica in più, Lorelei e Rachel; infatti queste due ragazze da poco conosciute si sono offerte di accompagnarmi, formando così il club delle Sfingi Single, che si divertono più delle ragazze per così dire ‘appaiate’. Ci siamo divertite tantissimo, sin da quando Lorelei ci ha lasciato i regali sui nostri letti mentre stavamo ancora dormendo. E’ così gentile quella ragazza, mi dispiace di non aver cominciato a parlare e a conoscerla prima. Così come Rachel, anche se a metà serata si è defilata assieme a un ragazzo biondo, Raz, che ce l’ha portata via.
Così siamo rimaste io e Lor, io con un vestito corto color lilla e piccole roselline sul décolletè e la mia amica con delle ingombranti ed appariscenti ali da farfalla, a scatenarci bevendo un punch lievemente corretto da Ozon.
Alla fine della serata, dopo mezzanotte, un grido straziante ha interrotto le danze e tutto il divertimento. Quasi tutti ci siamo fiondati in giardino, nei pressi del lago, dove ho fatto in tempo a scorgere una figura eterea che sembrava danzasse sulle rive del lago.
All’inizio mi sono spaventata terribilmente, ed ho agguantato in tutta fretta la mano di Lor, che stava in piedi accanto a me a bocca aperta, probabilmente altrettanto intimorita.
«Lor, ma che cos’è secondo te?»
La risposta mi arriva da una ragazza dai capelli rossi di Thestral, Alannah, colei che sosteneva che Kyla fosse stata uccisa dalle Banshees, o meglio, che si fosse suicidata per colpa loro.
«E’ una banshee», dice, dapprima sottovoce, poi sempre più forte.
«Come può essere una banshee? Le banshee esistono solo in Irlanda, vero Lor?»
«A questo punto non ne sarei tanto sicura.»
«Vuoi dire che anche secondo te quell’essere era una banshee?»
Lor cerca di dirmi qualcosa, ma non fa in tempo. Vede un ragazzo caduto nel lago che annaspa nell’acqua e non riesce ad uscirne fuori. Manon Bouringer sta cercando di tirarlo fuori, ma il suo corpo sottile di certo non l’aiutano, così ci fiondiamo entrambe a darle una mano.
«Ragazze, prendetegli il braccio, è brillo, non capisce neanche dov’è. Tirate!»
Eseguiamo i suoi ordini, mentre Mme Maxime ci raggiunge.
Ci intima di allontanarci dall’acqua, urla dicendoci di ricordare di ciò che è successo l’anno scorso, del mostro che abita sul fondo, ma tutte e quattro, Manon, Lor, Rachel ed io sicuramente non smetteremo di cercare di tirare fuori quel povero ragazzo.
Con un incantesimo, la preside fa levitare il Raz sopra le nostre teste, portandolo all’asciutto.
«Ragazze, so che vi siete avvicinate al lago soltanto per aiutare questo ragazzo, ma non provate ad accostarvi più a queste acque, o passerete dei guai seri, come quelli che sta per passare il signor Apap-Bologna. Seguimi.»
Il ragazzo la segue con un’aria da cane bastonato, ma alla fine se l’è meritato. Ha ecceduto con l’alcol e questo è quello che ha ottenuto.
«Rachel, cos’è successo a Raz?» chiedo preoccupata.
«Non lo so» dice la ragazza mettendosi le mani tra i capelli «all’improvviso si è slacciato la camicia gettandola nel lago, dopodichè, non ho capito bene cosa sia successo, fatto sta che è caduto nel lago pure lui. A quel punto è arrivata Manon, quella ragazza del sesto anno che ha cercato di darmi una mano a tirarlo fuori e quella.. quella cosa ha cominciato ad urlare.»
Ascoltiamo allarmate il racconto della ragazza finché Lor rompe quel fiume di parole.
«Venite con me.»
Senza dire una parola la seguiamo fino in biblioteca. La bibliotecaria ha probabilmente lasciato il suo posto di guardia quando ha sentito la Banshee urlare per cui il locale è aperto e possiamo entrare indisturbate.
«Voglio capire cosa è stato quell’urlo di prima, e se quella figura evanescente era davvero una banshee oppure no.»
Cerco un manuale di tradizioni Irlandesi che non trovo subito, ma finalmente eccolo lì! su uno scaffale in fondo alla biblioteca.
Vado alla ricerca del capitolo sulle banshees, e guardando la figura illustrata sul libro, tutte e tre ci rendiamo conto che quella che abbiamo visto qualche minuto prima era davvero una banshee.
«Leggete qui», dico indicando un punto ben preciso sul libro.


La banshee è una creatura leggendaria dei miti irlandesi. Fa parte del piccolo popolo ed è uno spirito che spesso viene classificato tra quelli maligni, anche se in realtà nelle antiche leggende viene descritto semplicemente come uno spirito femminile che si aggira attorno a paludi e fiumi, nelle sorgenti o nelle colline d'Irlanda. Il termine Banshee deriva infatti da Bean si che significa "donna delle colline". Il suo aspetto si identifica più che altro negli occhi sempre arrossati per via delle lacrime, che versa sulle tombe di coloro che amava, i suoi vestiti sono sempre bianchi, così come i capelli lunghissimi che pettina con cura con un pettine argentato. Quando una banshee urla di dolore si mostra a chiunque la senta sotto un’aurea bianca evanescente.
Si dice che quando muore un membro di una qualche famiglia importante, la banshee che protegge la famiglia pianga e si disperi, rilasciando il suo terribile grido di dolore per le valli Irlandesi. A volte però le grida sono di vittoria, quando quella che ha subito la perdita è una famiglia nemica.
Ma le Banshees possono entrare nei corpi di giovani donne, quando queste …

«Guardate questa pagina è strappata. Non continua! Ora non sapremo mai quando la Banshees possono possedere le giovani donne!»
«Proviamo a tornare sulle rive del lago», propone Lor, «giusto per vedere se ci hanno lasciato qualcosa.»
Così ci allontaniamo dalla biblioteca sperando che nessuno ci veda avvicinarci al lago.

Eileen Andersson
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venerdì, 20 ottobre 2006

«Hai ragione.» sorrido, agguantando l'ultima castagna. «Come pensi di vestirti per la festa di Halloween?»
«Io, ancora non lo so, ma sicuramente farò qualcosa di nuovo con questi dice tirandosi una ciocca di capelli celesti
«Ovviamente. Sei fortunata ad essere una Metaformomagus. »
«Sì, effettivamente è molto divertente. »
Vorrei continuare la conversazione riguardo a Kyla, ma mi pare propensa a non ricominciare.
Secondo me dovrebbe essere meno cinica; penso che nonostante non conoscessi quella ragazzina molto bene, la sua morte mi abbia in qualche modo aperto gli occhi, e per questo motivo dovremmo ricordarci di lei in maniera positiva, anche perché non ha fatto niente a nessuno, semplicemente era un po’ ‘strana’. Accantono i miei pensieri e cerco con la mano sinistra di prendere una castagna dal sacchetto di carta verde che Enzus ci ha offerto quando vedo passare davanti a noi una ragazzina dai lunghi capelli castani che mai ho visto in questo dormitorio. Ancora non mi spiego come mai i nuovi arrivi passino così inosservati.
Madame Maxime dovrebbe fare delle cerimonie di Smistamento a porte aperte a mio parere, così avremmo modo di conoscerli.
«Lor, tu la conosci? »
Scuote la testa.
«No, deve essere nuova. »
Mi alzo correndole incontro, ma nonostante mi abbia visto accellera il passo.
«Hey, hey fermati. »
Si ferma di scatto e mi squadra dalla testa ai piedi.
«Cosa c’è? Cos’ho fatto questa volta. »
La guardo leggermente imbarazzata. Perché non so cosa dirle? Sento le guance che si arrossano leggermente e tentenno quando si tratta di rivolgerle la parola.
«Io.. io sono Eileen, piacere. »
Le tendo la mano aspettandomi che faccia altrettanto.
«Io sono Martyl»
Vedo che non ha alcuna intenzione di fare la mia conoscenza, ma non demordo, ritirando, però il mio braccio.
«Sai, io frequento il quinto anno, e, bè, ovviamente sono delle Sfingi»
«Ovviamente..? »
«Bè, sì, sai, siamo o non siamo nella Sala Grande delle Sfingi? »
Mi sfugge una risata, che la ragazza davanti a me fa sfiorire con una sola occhiataccia.
Tossicchio sperando che ricominci lei a parlare; fortunatamente apre la bocca.
«Senti, ha un buon motivo per trattenermi qui? »
No, non è una fortuna che abbia aperto la bocca. Se prima ero leggermente imbarazzata ora vorrei sotterrarmi; ma perché alcune ragazze qui a Beauxbatons sono così?
«Io.. insomma.. volevo solo.. »
Lorelei evidentemente mi vede in difficoltà e viene ad aiutarmi. Martyl, la nuova ragazza guarda con disgusto la strana acconciatura della mia nuova amica.
«Ciao, sono Lorelei»
«Martyl. Ma devo ripetere sempre le stesse cose. »
Lorelei prende la parola.
«Oh, scusa ti abbiamo disturbato, ora ce ne andiamo. A presto. Ciao. »
Sono troppo esterrefatta per poter proferire anche una sola parola.
Appena usciamo da quella stanza mi butto sulla prima panchina di legno che trovo in corridoio.
«Lor, ma ti rendi conto di come ci ha appena trattato? »
«Massì, dai, sarà che è appena arrivata ed è un po’ stressata. »
«Sì, probabilmente è così»

Eileen Andersson
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sabato, 16 settembre 2006

Mi lascio cadere sulla poltrona imbottita di velluto rosso nella Sala Comune delle Sfingi ancora decorata a festa dopo le Primaverili. Sono stravolta, la giornata di oggi è stata veramente dura. Doppia lezione di pozioni con il professor Lacroix è davvero estenuante. Cerco la mia borsa contenente i libri che mia madre mi ha mandato i primi giorni di scuola. Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski. Mia madre non si smentisce proprio mai. Sfoglio le prime pagine e decido di non continuare la lettura; il libro mi pare troppo spinto per i miei gusti, dopo tutto ho soltanto quindici anni, anzi, quindici non ancora compiuti, manca più di un mese al mio compleanno.
Sono immersa nei miei pensieri quando uno strano odore dolciastro mi giunge alle narici.
«Immersa nelle tue letture babbane, ma chère? »
«Come sempre, Ozon. Mia madre seguita a spedirmi romanzi babbani anche piuttosto indecorosi in verità. »
«Mia cara, non crescerai mai, rimarrai quell’eterna bambina che sei sempre stata sin da quando ti conosco. »
«Ozon non provocarmi. »
«Se no cosa potresti farmi? Leggermi alcune pagine dei libri sconvenienti che ti manda tua madre? »
Ridacchio silenziosamente. Com’è affascinante Ozon quando fa lo sbruffone.
Comincio a giocherellare con la mia lunga treccia e accavallo le gambe.
«E così io sarei un’eterna bambina?
«Non te ne accorgi? Guardati un attimo.. Non appena ti capita sottomano un libro ‘indecoroso’ lo allontani dalla tua vista e lo ritieni sconveniente, i tuoi capelli sono raccolti 365 giorni all’anno in una treccia e poi.. dai dimmi la verità, non hai mai avuto un ragazzo. »
Ma bravo Ozon, tocchiamo il tasto dolente. Prendo il libro di Bukowski e lo rincorro per tutta la Sala Comune tentando di lanciarglielo addosso.
«Io potrei avere tutti i ragazzi che voglio, Grabriel, solo che sono un donna indipendente e poi voi uomini siete tutti uguali! »
Alla fine riesco a raggiungerlo e riesco a tirargli in testa il volume. Mi piego sulle ginocchia e cominciamo a ridere senza riuscire a fermarci, quando entra sconvolta una ragazzina del primo anno urlando:
«Un.. un cadavere! Nell’aula di pozioni, presto correte! »

Eileen Andersson
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Il diario di Eileen Andersson fa parte del gioco di blog Beauxbatons, pertanto tutto ciò che troverete scritto qui è frutto della mia fantasia e non ha a che vedere con fatti, luoghi e persone realmente esistiti.

Eileen andersson

«Su, non fare la vittimista, se ce l'ho fatta io perché non dovresti farcela anche tu?» Eileen è un'inguaribile ottimista. Eileen ha quindici anni e da quando frequenta la scuola di Magia e Stregoneria di Beauxbatons vive a Lille, in Francia. Non ha mai conosciuto il padre, un mago, nonostante abbia abitato per undici anni a Ribe, il suo paese natale. La madre, francese e babbana di nascita, acconsentì, seppur con riluttanza, a iscrivere la figlia all'accademia francese. Intelligente e modesta, Eileen fa parte della casa delle Sfingi. Nonostante la sua infanzia poco serena, è molto solare e fa amicizia facilmente, anche se si lega a poche persone, solitamente particolari e un po' strane. Eileen è piuttosto alta, un metro e settanta quasi. Non è magra, ma proporzionata. Fianchi e seni morbidi e pancia ben modellata. Il volto è leggermente tondo, gli occhi celesti e le labbra carnose molto chiare. I capelli sono biondo/rossicci e spesso li tiene sciolti con alcuni ciuffi che le incorniciano il volto.

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